Doratura galvanica su lega di zinco: spessori, colori e durata

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Finiture Galvaniche  ·  26 ottobre 2026

Doratura galvanica su lega di zinco: spessori, colori e durata

Ciclo rame-nichel-oro, spessori da flash a heavy gold, tonalità 1N-5N e fattori di durata: guida tecnica per progettare pezzi in zama da dorare.

La doratura galvanica su lega di zinco è una delle finiture più richieste per accessori moda, pelletteria, profumeria e ferramenta d’arredo: trasforma un getto in zama in un componente dall’aspetto prezioso, a una frazione del costo del metallo pieno. Il risultato, però, non dipende solo dall’oro. Spessore, colore e durata nascono da un sistema multistrato e, ancora prima, dalla qualità del pezzo pressofuso. In questa guida la Redazione Micrometal ripercorre il ciclo, i valori di riferimento del settore e i controlli da inserire in capitolato.

Cos’è la doratura galvanica su zama e perché l’oro non va mai direttamente sullo zinco

La doratura galvanica, o doratura elettrolitica, è il deposito per via elettrochimica di uno strato di oro puro 24k o di una lega d’oro (Au-Co, Au-Ni, Au-Ag) da bagni cianurici, acidi o neutri. La funzione può essere decorativa oppure tecnica: conducibilità elettrica e resistenza alla corrosione.

Lo zinco, però, è un substrato difficile. È molto reattivo e un metallo nobile depositato direttamente sul getto darebbe scarsa adesione e bolle. Per questo la doratura su zama si realizza sempre su uno «stack»: strike di rame cianurico per l’ancoraggio, rame acido per il livellamento, nichel lucido come barriera e supporto meccanico, infine l’oro. È lo stesso principio descritto dall’International Zinc Association nelle linee guida su lucidatura e galvanica dei getti di zinco e trattato nell’ASM Handbook Vol. 5 dedicato alla Surface Engineering.

Sezione trasversale (non in scala) Substrato zama ZP3 Lacca trasparente (eventuale): protezione Oro 24k o oro duro: colore e protezione Nichel lucido: barriera di diffusione, supporto Rame acido: livellamento e brillantezza Strike di rame cianurico: adesione sullo zinco Getto pressofuso in camera calda

Una curiosità storica: la tecnica è nata in Italia. Nel 1805, all’Università di Pavia, Luigi Valentino Brugnatelli condusse il primo esperimento di doratura elettrolitica utilizzando la pila di Volta.

Un’avvertenza commerciale: un oggetto in zamak dorato non è oro e non ha valore come metallo prezioso. Nell’UE non può essere venduto come «oro».

Il ciclo completo: sgrassatura, strike di rame cianurico, rame acido, nichel lucido e oro

Il ciclo, eseguito da reparti galvanici specializzati, segue la sequenza Rame-Nichel già consolidata sotto cromatura e argentatura; per i rivestimenti decorativi Cu+Ni+Cr su zinco i riferimenti sono EN ISO 1456 (che ha sostituito la EN 12540) e ASTM B456.

Preparazione superficiale

Il getto viene sbavato e pre-lucidato, con logiche analoghe a quelle della brillantatura della zama prima della cromatura, quindi sgrassato. L’elettrosgrassatura deve terminare in fase anodica; il decapaggio acido deve essere leggero, sufficiente a rimuovere il film superficiale di zinco senza attaccare il getto.

Rame e nichel

Lo strike di rame cianurico su zama garantisce l’ancoraggio: senza rame, il nichel attaccherebbe lo zinco. I valori di riferimento del settore riportati nei forum tecnici specialistici (finishing.com) indicano almeno 25-30 µin, circa 0,6-0,75 µm, per lo strike. Sulla stessa fonte si riporta che la guida ASTM B252 raccomanda almeno 5 µm di rame cianurico prima degli strati successivi: è la raccomandazione di una guida, non un valore di specifica, e nella pratica si va da 5-10 µm in su tra strike e rame di spessore. Segue il rame acido, che livella e migliora la brillantezza finale, poi il nichel lucido: riferimento di settore almeno 1,3 µm (50 µin), in strato continuo.

Oro e protezione

Si chiude con un eventuale strike d’oro, il deposito finale (24k o oro duro) e, sulle dorature sottili, una lacca protettiva trasparente.

Getto in zama → Sbavatura / pre-lucidatura → Sgrassatura → Elettrosgrassatura (chiusura anodica) → Decapaggio leggero → Strike Cu cianurico → Rame acido → Nichel lucido → Doratura (24k o oro duro) → Lacca / asciugatura → Controllo spessore XRF

Pezzo a contatto con la pelle?
Sì → valutare il test EN 1811 sul pezzo finito e le alternative nickel-free già in fase di progetto.
No → ciclo standard Cu-Ni-Au.

Le bolle e i distacchi derivano quasi sempre da tre errori: pulizia insufficiente, decapaggio troppo aggressivo e strike di rame troppo sottile.

Spessori in micron: flash, doratura standard e heavy gold

Il colore oro è ben visibile già sotto 0,25 µm (10 µin), ma a questo spessore si consuma rapidamente sui pezzi molto manipolati. In sintesi: il colore si ottiene con pochi decimi di micron, la durata con lo spessore.

Fascia Spessore (µm) Equivalente (µin) Riferimento Uso tipico Durata indicativa
Flash < 0,18 < 7 Uso commerciale in gioielleria Oggetti da esposizione Solo colore, si consuma presto al contatto
Strike/flash < 0,25 < 10 MIL-DTL-45204 Aggancio, effetto colore Bassa
Doratura commerciale 0,25-0,5 10-20 Prassi commerciale Accessori moda, bigiotteria Media, migliore con lacca
Oro duro tecnico ~0,8 ~30 Valore tipico su nichel Componenti tecnici, contatti Buona resistenza all’usura
Micron gold ~1 ~40 Prassi gioielleria Accessori manipolati Buona
Heavy gold electroplate ≥ 2,5 ≥ 100 Prassi gioielleria Maniglie, ferramenta, pezzi a usura intensa Elevata

Valori di riferimento del settore, non normativi; la durata dipende anche dal nichel e dalla lacca. Per l’oro a uso ingegneristico le classi di spessore sono definite da ASTM B488 e ISO 27874, che sostituisce la ritirata ISO 4523.

La scelta segue l’uso: per un oggetto da esposizione può bastare un flash con lacca, per un accessorio moda servono alcuni decimi di micron, per maniglie e ferramenta si sale verso il micron e oltre. Poiché il consumo d’oro cresce in proporzione ai micron, conviene specificare lo spessore minimo funzionale solo sulle superfici significative indicate a disegno.

Colori e caratura: oro 24k, oro duro Au-Co/Au-Ni e tonalità 1N-5N

L’oro puro 24k galvanico ha un giallo intenso ma è un metallo morbido: è adatto all’uso decorativo, preferibilmente con lacca protettiva. L’oro duro (bright hard gold) contiene il 99,7-99,9% di Au con piccole aggiunte di cobalto e/o nichel e raggiunge una durezza Knoop di 120-300, con una resistenza all’usura nettamente superiore. Le leghe Au-Ag e altre alligazioni consentono tonalità più pallide o verdi; le formulazioni contenenti cadmio, soggette a restrizione REACH, non sono più un’opzione.

Per evitare contestazioni sul colore esiste un linguaggio comune: la norma ISO 8654 definisce una gamma di colori delle leghe d’oro, da 1N (giallo pallido) a 5N (rosso), e il metodo di misura per riflettanza spettrale, applicabile esplicitamente anche agli oggetti rivestiti. Richiamarla in capitolato è più efficace di un generico «oro giallo».

Durata, usura e ossidazione: il ruolo del nichel e della porosità

Il rame diffonde nell’oro, e lo stesso vale per lo zinco del substrato. Senza una barriera, nel tempo questi metalli raggiungono la superficie e la doratura diventa opaca e brunastra. Per questo il nichel va sempre depositato sopra il rame, prima dell’oro.

Secondo i valori di riferimento del settore, il sottostrato di nichel svolge più funzioni: inibisce la corrosione dai pori e la corrosione strisciante, fa da barriera di diffusione e offre all’oro un supporto meccanico che ne migliora la resistenza all’usura. Deve essere di almeno 1,3 µm e soprattutto continuo.

Un oro sottile è inoltre poroso: i pori espongono gli strati sottostanti all’ambiente. La porosità diminuisce al crescere dello spessore e con un nichel ben livellato. Sull’usura conta la scelta del deposito: nei punti di contatto e manipolazione l’oro duro su nichel resiste molto meglio dell’oro morbido 24k. Sudore, profumi e detergenti accelerano il degrado; sulle dorature sottili la lacca trasparente è la protezione più semplice.

Doratura, ottonatura o argentatura: costi, tarnishing e resa estetica

Tutte le leghe di zinco da pressofusione possono essere lucidate e rivestite galvanicamente. Secondo l’International Zinc Association, tra le finiture decorative comuni (cromo, nichel, ottone, argento, oro) solo cromo e oro sono immuni dal tarnishing, l’ossidazione superficiale. È l’argomento tecnico più solido a favore della doratura.

Criterio Doratura Ottonatura Argentatura
Resistenza al tarnishing Immune Bassa Bassa, tende a scurirsi
Necessità di lacca Solo su spessori sottili Sì Consigliata
Costo relativo Medio-alto (spessore e quotazione dell’oro) Basso Medio
Resa estetica Calda, tonalità ISO 8654 Simile all’oro, meno stabile Bianca brillante
Manutenzione Minima Protezione della lacca Pulizia periodica
Sottostrato tipico Cu-Ni Cu-Ni Cu-Ni
Applicazioni tipiche Lusso, moda, profumeria Ferramenta d’arredo, promozionale Oggettistica, accessori

La coerenza cromatica tra lotti è più facile da specificare per l’oro, grazie alla scala ISO 8654. Per approfondire il confronto, si veda la guida all’argentatura galvanica su zama.

Progettare il pezzo pressofuso per la doratura: leghe ZP, superfici e difetti da evitare

La qualità di una doratura nasce in fonderia. La lega si sceglie secondo EN 12844 (getti) ed EN 1774 (lingotti): la ZP3 (Zamak 3) offre la migliore galvanizzabilità e stabilità dimensionale; ZP5 (Zamak 5) o ZP2 (Zamak 2) quando serve più durezza; la ZP8 per pezzi più sollecitati. Il confronto completo è nella guida alle differenze tra le leghe ZP3, ZP5, ZP2 e ZP8.

La doratura rende visibili i difetti di fonderia: porosità sotto pelle, giunzioni fredde, linee di divisione e bave diventano, durante il ciclo galvanico, bolle, puntinature e aloni. Attacchi di colata e pozzetti di sfogo vanno posizionati in modo da mantenere compatte le superfici a vista, così come i punti di estrazione e di aggancio al telaio galvanico. Per le cause e le contromisure si veda l’approfondimento su come si evita la porosità nei getti pressofusi in zama.

Conta anche la geometria: spigoli vivi ricevono più deposito, cavità profonde e recessi meno. Raggi generosi e l’indicazione a disegno delle «superfici significative» rendono lo spessore prevedibile e controllabile.

Micrometal, attiva a Erbusco (Brescia) dal 1991, lavora con 11 unità di pressofusione a camera calda (7 presse e 4 isole robotizzate) da 20 a 90 t, una configurazione adatta a pezzi piccoli a parete sottile. Gli stampi sono progettati dal nostro ufficio tecnico e realizzati sotto la nostra diretta supervisione. Le finiture, doratura compresa, sono eseguite da partner galvanici qualificati, che coordiniamo sui componenti che pressofondiamo.

Controlli qualità e normative: spessore XRF, porosità e rilascio di nichel

Lo spessore si misura con la fluorescenza a raggi X secondo ISO 3497, metodo non distruttivo, oppure con il metodo coulometrico secondo ISO 2177. Punti di misura e frequenza per lotto vanno concordati in capitolato, sulle superfici significative.

La porosità si verifica con la prova elettrografica ISO 4524-3; l’adesione con controlli visivi di bolle e distacchi, anche dopo prove di invecchiamento.

Per i pezzi a contatto con la pelle, il REACH (Allegato XVII, voce 27) fissa limiti di rilascio del nichel, verificati con la prova EN 1811 dopo simulazione di usura e corrosione secondo EN 12472. Un oro sottile sopra il nichel non garantisce la conformità. Le alternative con sottostrato nickel-free, come il bronzo bianco Cu-Sn, sono opzioni da valutare e verificare caso per caso.

Sul fronte della tracciabilità, Micrometal opera con un sistema qualità certificato ISO 9001 e con controlli dimensionali tramite CMM, micrometro e microscopio sui componenti forniti.

Revisione tecnica: Marco Sega

Contenuto redatto con l'ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e sottoposto a supervisione tecnica della redazione. Responsabilità editoriale: Micrometal S.r.l.

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