Applicazioni & Settori · 11 settembre 2026
Connettori e spine industriali pressofusi in zama: corpi, gusci e ghiere
Quali parti di un connettore industriale si producono in zama pressofusa, perché la lega di zinco batte alluminio, ottone e plastica su gusci e ghiere, quale lega ZP scegliere e cosa aspettarsi da stampo e finiture.

I connettori industriali pressofusi in zama sono i corpi, i gusci, le ghiere di serraggio e le calotte posteriori ottenuti iniettando una lega di zinco secondo EN 12844 — di norma ZP3 o ZP5 — in uno stampo d’acciaio, a circa 420 °C e in camera calda. Rispetto a un guscio in alluminio, la zama consente pareti più sottili e filettature pressofuse direttamente nel getto; rispetto alla plastica offre schermatura elettromagnetica intrinseca e tenuta ai cicli di innesto; rispetto all’ottone tornito costa meno a parità di finitura nichelata quando i lotti sono grandi. È la scelta abituale per ghiere e corpi M12 e M23, calotte di connettori a vaschetta, custodie compatte dei multipolari rettangolari e versioni antiscintilla per atmosfere esplosive.
Di cosa parliamo (e di cosa no)
In italiano «connettori in zama» vuol dire spesso minuteria per bigiotteria, e «connettori pressofusi» nei cataloghi dei distributori indica cavi con la spina sovrastampata in plastica. Qui parliamo di altro: dei componenti metallici dei connettori elettromeccanici industriali — circolari M8, M12, M16 e M23, multipolari rettangolari per quadri e macchine, connettori a vaschetta schermati, distributori e splitter, gomiti e flange dei pressacavi — che nascono da uno stampo di pressofusione e da una lega di zinco.
Le parti che si pressofondono in zama hanno nomi precisi, e conviene usarli nel disegno e nella richiesta d’offerta:
- Corpo o alloggiamento: la parte che contiene l’inserto porta-contatti e definisce l’interfaccia di accoppiamento.
- Guscio o cappa (hood): il coperchio che protegge la terminazione del cavo nei multipolari rettangolari.
- Calotta posteriore (backshell): la parte che raccoglie lo schermo del cavo e lo collega al corpo.
- Ghiera di serraggio (coupling nut): l’anello filettato o zigrinato che blocca l’accoppiamento nei circolari.
- Leve, staffe e flange: elementi di bloccaggio e di fissaggio a pannello.
- Dadi a bicchiere, gomiti e riduzioni dei pressacavi: geometrie non tornibili, che la pressofusione produce in un solo getto.
Un confine va detto subito: le spine e prese CEE secondo IEC 60309 sono quasi sempre in poliammide o tecnopolimero, e le versioni metalliche ad alta corrente sono in lega di alluminio. Lì la zama entra solo negli accessori — ganci, leve di interblocco, staffe — non nella custodia. Per il quadro generale del processo rimandiamo alla guida alla pressofusione della zama.
Perché il corpo del connettore si fa in zama
Il corpo di un connettore si fa in zama quando servono, nello stesso pezzo, schermatura elettromagnetica, pareti sottili, filettature pressofuse e una superficie pronta per la nichelatura, in lotti di serie. Sono cinque proprietà che le alternative offrono una alla volta.
Schermatura EMI e continuità di massa
Le leghe di zinco per pressofusione hanno una conducibilità elettrica intorno al 26–27 % IACS (dati NADCA per le leghe ZP3 e ZP5): un guscio monolitico pressofuso è una gabbia di Faraday senza rivestimenti conduttivi aggiuntivi. In un connettore la schermatura reale dipende più dalle giunzioni che dal materiale, ed è proprio per questo che un getto unico — corpo, sede della guarnizione e attacco della calotta nello stesso pezzo — rende meglio di un assemblato. Il tema è approfondito nella pagina sui componenti pressofusi in zama per elettronica e schermatura EMI.
Pareti sottili e dettagli fini
La pressofusione in camera calda dello zamak riempie geometrie che l’alluminio non riempie: le linee guida di progettazione della International Zinc Association indicano pareti di 0,8–1,5 mm come intervallo tipico e tratti brevi sotto il mezzo millimetro con le leghe più fluide. Per un guscio EMI significa meno peso e più spazio interno a parità di ingombro esterno, che nei formati M12 e M8 è la quota che decide tutto.
Filettature e sedi di tenuta nel getto
Una filettatura esterna si può pressofondere se la linea di divisione dello stampo la taglia a metà; quella interna richiede un’anima svitante oppure una ripresa alla macchina. Lo stesso vale per le sedi degli O-ring e per i fori delle viti autofilettanti: se sono previsti nello stampo, il pezzo esce finito e non passa dal tornio. È il motivo per cui, nei cataloghi dei costruttori, la regola dichiarata è «zama pressofusa per i grandi lotti, ottone tornito per i pezzi di rivoluzione a lotti piccoli».
Ripetibilità e tolleranze
La camera calda lavora con cicli brevi e temperature di colata basse, e questo tiene ferme le quote da un lotto all’altro: le tolleranze economiche indicate dalle linee guida di settore sono dell’ordine di 0,1 mm sulle quote fino a 25 mm, e sulle quote critiche di un filetto o di una sede O-ring si scende fino a ±0,05 mm direttamente dallo stampo. Le nostre 11 macchine da 20 a 90 tonnellate, sette presse e quattro isole robotizzate, coprono i formati tipici di questi componenti, da pochi grammi a qualche centinaio.
Vita dello stampo
La zama si cola a circa 420 °C, l’alluminio intorno ai 660 °C: la differenza la paga l’acciaio dello stampo. Un brevetto europeo del 2008 su gusci di connettori in zama, depositato da un costruttore tedesco, stima per lo stesso guscio una vita utile dello stampo tra 500.000 e 3.000.000 di stampate in zama contro circa 100.000 in alluminio, e cita come vantaggio la possibilità di integrare nel getto fissaggi e sedi pressacavo. Un pezzo che si fa per anni ammortizza lo stampo sull’intera vita di serie.
Zama, alluminio, ottone o plastica: confronto per il corpo di un connettore
Ogni materiale ha una zona in cui conviene. La tabella confronta i quattro candidati sui criteri che contano in un connettore, non in generale: per il confronto complessivo fra le leghe rimandiamo alla pagina sulle leghe di zinco e all’articolo sui vantaggi della pressofusione di zama rispetto all’alluminio.
| Criterio | Zama pressofusa (ZP3/ZP5) | Alluminio pressofuso | Ottone tornito | Plastica tecnica (PA, PBT) |
|---|---|---|---|---|
| Schermatura EMI del corpo | Intrinseca, 26–27 % IACS, senza rivestimento conduttivo | Intrinseca, ma l’ossido superficiale penalizza le giunzioni | Intrinseca | Nessuna: serve metallizzazione |
| Parete minima nel getto | 0,8–1,5 mm tipici, tratti brevi sotto 0,5 mm | Di norma da 1,5 mm in su | Non applicabile (da barra) | 0,8–1,5 mm |
| Filettature | Pressofuse (esterne) o riprese | Quasi sempre lavorate | Tornite | Stampate, a usura rapida |
| Nichelatura e cromatura | Ottima, con sottostrato di rame | Difficile, serve pretrattamento | Ottima | Solo metallizzazione |
| Densità | 6,6 g/cm³ | 2,7 g/cm³ | 8,5 g/cm³ | 1,1–1,5 g/cm³ |
| Temperatura di esercizio | Continuativa fino a circa 100 °C, picchi a 125 °C dichiarati dai costruttori | Oltre 200 °C | Oltre 200 °C | 100–140 °C |
| Vita dello stampo | Molto lunga (colata a circa 420 °C) | Più breve (colata a circa 660 °C) | Nessuno stampo | Lunga |
| Costo del pezzo in serie | Basso: ciclo rapido, poche lavorazioni | Medio | Alto: materiale e sfrido di tornitura | Molto basso in alti volumi |
| Quando sceglierlo | Gusci, ghiere e calotte nichelate, schermate, con dettagli fini | Custodie grandi, peso contenuto, calore | Pezzi di rivoluzione a lotti piccoli | Corpi isolanti, connettori economici non schermati |
E quando la zama non conviene: nelle custodie grandi dei multipolari, dove il peso al chilo premia l’alluminio; nei pezzi torniti a piccoli lotti, dove l’ottone evita lo stampo; sopra i 100 °C continuativi sotto carico, dove le leghe di zinco scorrono nel tempo; nei lavaggi aggressivi dell’industria alimentare, dove vince l’acciaio inossidabile. Dirlo prima evita un pezzo sbagliato dopo.
Quale lega scegliere: ZP3, ZP5, ZP2 e ZP8 secondo EN 12844
La lega si sceglie sul singolo componente, non sull’intero connettore. La ZP3 (circa 280 MPa di resistenza a trazione) è la lega di riferimento per gusci, calotte e coperchi da nichelare: la più fluida, la più stabile dimensionalmente, la migliore da placcare. La ZP5 (circa 320 MPa) è la scelta per ghiere, filettature e leve caricate, dove il rame in lega aumenta durezza e resistenza allo scorrimento. La ZP2 serve per le parti a usura — leve di bloccaggio, denti di aggancio — e la ZP8 dove il pezzo lavora a temperatura o richiede pareti sottilissime. Il confronto completo è nell’articolo sulle differenze tra ZP3, ZP5, ZP2 e ZP8.
Un dettaglio che il buyer di un costruttore di connettori chiede sempre: le leghe EN 12844 limitano piombo e cadmio allo 0,005 % e lo stagno allo 0,002 %, valori venti volte sotto la soglia RoHS per il piombo. Il certificato di colata riporta la lega e la dichiarazione RoHS e REACH viene di conseguenza, senza analisi aggiuntive.
Progettare il guscio per la pressofusione: sei regole
Un guscio pensato per l’alluminio o per l’ottone non si converte copiandolo. Sei regole che applichiamo in co-progettazione, dal disegno STEP alla prima campionatura:
- Parete uniforme, 0,8–1,5 mm, con raccordi generosi: le variazioni brusche di sezione creano porosità proprio dove passa lo schermo.
- Sformi di circa 1° sulle superfici interne e 0,5° sulle esterne; i fori tondi possono scendere a 0,1°.
- Filettature esterne sulla linea di divisione, interne da valutare tra anima svitante e ripresa: la scelta si fa sul volume annuo.
- Sede O-ring con sovrametallo e finitura controllati: la tenuta IP67 si perde per una porosità affiorante sulla faccia di accoppiamento, non per il materiale.
- Spessore della nichelatura nelle quote dei filetti e delle gole: 10–20 µm su un M12×1 cambiano l’accoppiamento.
- Punti di continuità dello schermo pressofusi — nervature, denti, superfici di contatto — così che la calotta faccia massa senza viti aggiuntive.
Prima dello stampo, un prototipo funzionale chiarisce ingombri e montaggio: ne parliamo nella guida alla prototipazione prima dello stampo, e per i formati più piccoli nell’articolo sulla micro pressofusione di componenti piccoli.
Finiture per connettori: nichel, cromo, verniciatura a polvere
Sulla zama la nichelatura richiede un sottostrato di rame: la sequenza rame → nichel, con eventuale cromo finale, dà adesione e resistenza in nebbia salina. Il nichel opaco o lucido è la finitura dei circolari M12 e M23 e delle calotte schermate: conduttiva, resistente ai cicli di innesto, uniforme sui filetti. La verniciatura a polvere epossi-poliestere — grigio o nero — è quella dei multipolari rettangolari compatti, dove la superficie non deve condurre e conta la resistenza agli urti. Lo zinco-nichel compare nei capitolati che chiedono centinaia di ore in nebbia salina secondo ISO 9227.
Le finiture galvaniche le eseguono galvaniche esterne qualificate, con cui coordiniamo spessori, prove e le dichiarazioni sui rivestimenti che i capitolati più recenti richiedono. Il resto delle finiture disponibili è nell’articolo sulle finiture industriali per la zama.
Corpo metallico e isolante plastico: gli inserti costampati
Quando il connettore unisce un guscio schermante e un porta-contatti isolante, il corpo in zama può diventare l’inserto su cui si sovrastampa la poliammide o il POM. Il getto va progettato per questo — sottosquadri di ancoraggio, tolleranze sulla zona di sovrastampaggio, superficie pulita da distaccanti — e conviene deciderlo prima dello stampo: i dettagli sono nella pagina sugli inserti in zamak per costampaggio con gomma e plastica.
Stampo, costi, volumi e qualità: cosa aspettarsi
Per un corpo connettore in zama lo stampo costa, in via indicativa e da definire sul disegno, 12–15.000 € se semplice, 16–25.000 € con movimenti meccanici, carrelli o più impronte, oltre 25.000 € per geometrie complesse con anime svitanti. Lo stampo è progettato dal nostro ufficio tecnico e realizzato sotto la nostra diretta supervisione, resta di proprietà del cliente e, se le stampate sono eseguite sulle nostre presse, è garantito per 400.000 stampate. Le fasce e la fornitura completa sono descritte nella pagina progettazione e costruzione stampi.
Sul lato qualità, un costruttore di connettori chiede tre cose e le chiede per iscritto: un sistema certificato — la nostra ISO 9001 è certificata da TÜV Italia —, la campionatura iniziale con rapporto dimensionale sulle quote critiche, che forniamo su richiesta in formato PPF o PPAP, e il certificato di colata con il riferimento alla lega EN 12844. Con 75.000 kg di zama trasformati al mese su due turni, la cadenza tipica di un contratto quadro annuale con consegne a chiamata rientra nella capacità ordinaria. Su come impostare la richiesta abbiamo scritto una guida su come scegliere il fornitore di componenti in zama; per un caso concreto basta il disegno e il volume annuo: richiedi un preventivo.
Dove si usano i connettori con parti in zama pressofusa
Nell’automazione, con i circolari M12 e M23 di sensori, azionamenti e motori; nella strumentazione e sensoristica, dove la zama fa da custodia e da schermo insieme (vedi gli alloggiamenti per sensori e strumentazione); nell’elettronica industriale e nei cablaggi dati schermati; nelle macchine mobili e nel ferroviario, con gradi di protezione fino a IP69K; nelle atmosfere esplosive, dove alcune famiglie di multipolari sono costruite in zama proprio perché non genera scintille. In tutti questi casi il pezzo pesa da pochi grammi a qualche centinaio: il formato in cui la camera calda dà il meglio.
Domande frequenti sui connettori industriali in zama pressofusa
Quale materiale conviene per il corpo di un connettore industriale?
Per gusci, calotte e ghiere di serie che devono schermare e resistere ai cicli di innesto, la zama pressofusa nichelata è il compromesso più usato: schermatura intrinseca, pareti sottili, filetti pressofusi, costo dello stampo contenuto. L’alluminio vince sulle custodie grandi e leggere, l’ottone sui piccoli lotti torniti, la plastica dove non serve schermare.
La zama scherma davvero le interferenze elettromagnetiche?
Sì: è un metallo con conducibilità intorno al 26–27 % IACS, sufficiente ad attenuare i campi dai megahertz ai gigahertz. In un connettore la schermatura reale dipende più dalle giunzioni e dalla continuità con lo schermo del cavo che dal materiale: per questo un guscio pressofuso monolitico rende meglio di un assemblato di lamierini.
Quale lega zamak si usa per i connettori?
ZP3 secondo EN 12844 per gusci e calotte da nichelare; ZP5 per ghiere, filettature e leve caricate, grazie alla maggiore resistenza; ZP2 per le parti a usura; ZP8 dove serve tenuta a temperatura o parete sottilissima. La scelta si fa componente per componente, non sull’intero connettore.
Un guscio in zama pressofusa può essere IP67?
Sì, se la tenuta è progettata insieme al getto: sede O-ring con sovrametallo e finitura controllati, planarità della flangia, spessore della nichelatura considerato nelle quote, e prova sulla configurazione completa con inserto, contatti e pressacavo.
Quanto costa lo stampo per un corpo connettore in zama?
Indicativamente 12–15.000 € per uno stampo semplice, 16–25.000 € per stampi con carrelli o più impronte, oltre 25.000 € per geometrie complesse con anime svitanti. Con le stampate eseguite sulle nostre presse lo stampo è garantito per 400.000 stampate e resta di proprietà del cliente.
Che spessore di parete si ottiene su un guscio pressofuso in zama?
Le linee guida di settore indicano 0,8–1,5 mm come intervallo di progetto, con tratti brevi sotto il mezzo millimetro nelle geometrie favorevoli. È anche l’intervallo in cui la nichelatura si deposita in modo più uniforme.
La zama si può nichelare o cromare per uso elettrico?
Sì, con sequenza rame → nichel ed eventuale cromo finale. Il sottostrato di rame è necessario per l’adesione e per la resistenza in nebbia salina; la finitura si specifica per funzione — conduttiva, anticorrosione o estetica — e viene eseguita da galvaniche esterne qualificate.
Corpi, gusci, ghiere e calotte sono pezzi piccoli con requisiti grandi: schermatura, tenuta, filettature precise, finitura uniforme e una cadenza di serie che dura anni. La pressofusione di zama in camera calda è la tecnologia costruita attorno a questi requisiti, e il momento giusto per parlarne è prima dello stampo, quando il disegno può ancora cambiare.
Revisione tecnica: Marco Sega
Contenuto redatto con l'ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e sottoposto a supervisione tecnica della redazione. Responsabilità editoriale: Micrometal S.r.l.

